In questi pigri giorni di fine settembre che ci accompagnano più o meno dolcemente nell’autunno - e tutto sommato quest’anno non ci possiamo troppo lamentare - mi capita spesso di lavorare per la mia società da casa.
Presumibilmente quest’attività si protrarrà anche nelle uggiose giornate invernali, e poi nelle tiepide primaverili, nelle torride estive e via discorrendo, almeno fin quando il mio cliente principale sarà $noiproduciamoenergia (che ci chiede di lavorare da remoto) e fin quando non mi stuferò del virtuale eremitaggio che questa cosa comporta e deciderò di andare in ufficio. Non sono l’unico: diversi miei colleghi lavorano così, solo che per loro è una comodità ancora maggiore perché restano nella loro casetta in provincia, e non devono sciropparsi ogni mattina un’odissea fino a Milano o peggio fino a Linate e poi fino a Roma33. Insomma, facciamo vita casalinga!
Oddio, proprio casalinghi non è che siamo: in effetti lavorare da casa non è proprio la stessa cosa che stare a casa: è solo che questa diventa il tuo ufficio, il tuo luogo di lavoro. Sembra uguale, ma non è proprio la stessa cosa. Non è che uno ha tempo sempre di… che ne so, pulire i pavimenti, stirare, oppure andare a fare la spesa: anche se non sei in ufficio, generalmente le cose da fare ce l’hai: non hai tempo di tirar fuori l’asse da stiro. Anzi, spesso non hai nemmeno il tempo per cucinare.
Però certo dei vantaggi ci sono: per esempio se aspetti un pacco puoi pensarci tu invece di dover chiedere alla suocera, al portiere, al vicino di casa; lavori in relativa tranquillità, senza rompiscatole che fanno casino in open space; se hai un momento di pausa puoi montarti il nuovo secchio della spazzatura oppure addirittura guardarti una puntata di un telefilm a casa (a me ancora non è mai successo, ma sono fiducioso), per non parlare di dare una passata veloce di aspirapolvere. Lo so, i mariti fremono per questo tipo di attività, sono sicuro che mi invidieranno tutti. Oppure puoi farti una partitina a DnD, e anche se qualcuno vuole farti licenziare perché giochi al pc, non ne ha modo.
Lo svantaggio principale? E’ che sei da solo… E sebbene telefono, messenger e quant’altro servano ad isolarti un po’ di meno, a volte ti manca il fatto di farti una chiacchiera… Se abiti in un quartiere popoloso tipo il mio, puoi scendere al bar a fare la pausa caffè, e magari fai amicizia coi 42.000 vecchietti che stanno in piazza33.
Comunque c’è da dire che se abiti in una zona come quella in cui vivo io, anche se sei da solo in casa, non sei mai veramente solo: Tanto per cominciare c’è il rumore del traffico della fauna suddetta: macchine che passano, motorini che rombano, "DONNE!!! E’ arrivato l’arrrrrotino!", vecchietti che litigano per una partita di tressette mentre la guardia giurata del supermercato esamina la prestazione di Taddei. Poi c’è sempre il figlio del vicino del piano di sopra che ti fa compagnia… con quel suo piffero che suona a tutte le ore del mattino! Eh, è un bimbo diligente, Carletto (non so come si chiama o chi sia, io lo chiamo così): si esercitava col flauto anche prima che iniziassero le scuole… Oppure c’è la signora del piano di sotto, che la mattina sbraita al telefono con le amiche, mentre il pomeriggio lo fa con la figlia che non impara mai o che non fa i compiti: a seconda che il giorno sia pari o dispari la litania cambia. E per finire c’è la vecchietta del palazzo di fronte, che è a una decina di metri scarsi. Verso le 10.00, 10.30 finisce le faccende, e se non è giorno di mercato si mette in finestra a guardare che succede. Solo che siccome affacciamo su un cortile interno, e si vede solo un pezzo di strada secondaria, la signora poverina non ha nulla da guardare… e allora o guarda il portiere che lava l’androne… oppure guarda te. Con tanti saluti alla privacy. Un giorno mi sa che m’affaccio e la invito a prendere un caffè.
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- Che fra l’altro, di questi tempi non è nemmeno troppo sano, no?333
- sulla fauna che gira la mattina nel mio quartiere ci dovrei fare un post, prima o poi333
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